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Non voglio che si preoccupi


di Mr__Cunnilingus
18.08.2023    |    6.637    |    2 8.1
"È un'azione coordinata quella di lingua e mano, ad ogni affondo della prima sento una stretta della seconda..."
La stanza è immersa in una calda e silenziosa penombra. Sono sdraiata sul suo letto, sopra un morbido piumone.

Si sentono delle voci provenire dalla casa del vicino. Qualcuno sta parlando ma non si capisce cosa dicano. Sono suoni e parole ovattate dalla lontananza. È da un po' che non si sente più scorrere l'acqua nel bagno.

Finalmente la porta si apre, e lui viene a sdraiarsi vicino a me.

Mi guarda negli occhi, sorride.

Mi accarezza una guancia, poi fa scivolare le sue dita sulle mie labbra. Le accarezza lentamente, con dei movimenti circolari. Gli piace toccarmi le labbra. Capisco che non lo fa per dare piacere a me ma per il piacere che prova lui stesso nel farlo.

Vorrei partecipare alla danza delle sue dita, prenderle nella mia bocca, ma mi ha detto di non muovermi. E non mi muoverò.

È vicinissimo, sento il suo respiro contro la mia tempia.

Dalle labbra le sue dita salgono verso il mio naso, ne percorrono il profilo fino all'attacco delle sopracciglia, mentre io subisco a occhi chiusi la sua esplorazione. Le passa sulla mia fronte, mi infila la mano nei capelli. Anche questo lo fa per il piacere che prova, lui, nel sentire i miei capelli sfilargli tra le dita. Piace anche a me, e il suo egoismo lo rende ancora più eccitante.

Mi fa sentire bellissima quando fa così.

Adesso sta andando più in basso, ripercorre il profilo del naso fino alle labbra. Poi il mento. Non si ferma, continua a scendere, capisco che ormai le sue dita ne hanno avuto abbastanza del mio viso e cercano altro.

Il collo rallenta il loro viaggio sopra di me ma solo per pochi attimi, giusto il tempo di farmi sentire la sua mano che mi prende, come se volesse strozzarmi. Non stringe ma sento la sua presa, delicata e ferma, com'è lui del resto: delicato ma fermo.

Mi guarda negli occhi mentre la sua mano sul collo dice chiaramente che sarà lui a condurre il gioco. Non mi restano alternative. Sono il suo tavolo da gioco e lui mi tocca con l'esperienza con cui un croupier tocca la sua roulette.

La sua mano riprende la discesa sopra di me. Sento una presa, decisa, sul seno. È quello il nuovo punto di arrivo del suo viaggio.

Lo stringe, ritmicamente, come per saggiarne la consistenza. Lo prende tutto nella mano e se lo gode, come piace a lui. Io non riesco a trattenere il mio corpo che si inarca e gli si offre sfacciatamente, ancora più di quanto già non stesse facendo.

Mentre palpa il mio seno senza incontrare resistenza avvicina la sua faccia alla mia. Sono a occhi chiusi ma percepisco distintamente il suo calore, ora più intenso.

Sento le sue labbra appoggiate sopra le mie, so cosa sta per fare e io le apro appena, per farglielo fare, per offrirgli anche questa parte di me. Quella piccola fessura è tutto quello che gli serve. Sento la sua lingua entrare e penetrarmi con decisione, quasi con forza. La sua saliva si mescola alla mia.

La mia bocca è ormai la sua bocca, la sua lingua rovista dentro di me, senza trovare resistenze. E, comunque, perché resistere ad un assalto così piacevole? Non oppongo resistenza: che usi anche la mia bocca per il suo piacere, come sta già facendo con il mio seno, stretto nella sua mano.

È un'azione coordinata quella di lingua e mano, ad ogni affondo della prima sento una stretta della seconda. La sua lingua mi penetra la bocca e la sua mano mi stringe il seno. La lingua si ritira e la sua mano allenta la presa. La lingua viene nuovamente spinta dentro e la sua mano si richiude con decisione intorno al mio seno.

Una danza piacevolissima che mi godo senza muovere un dito, in ossequio alle sue richieste.

Di lì a poco la mano riprende la sua discesa. È sul fianco, poi sulla coscia, mentre la sua bocca è sempre sopra la mia, instancabile nella sua opera di esplorazione.

Finalmente la mano arriva alla meta, lì tra gli slip e la mia pelle. Stringo istintivamente le cosce mentre lo sento violare la mia intimità.

Le sue dita affusolate, adesso le sento bene, solcano la mia vagina, cercano di aprirsi un varco. Approfittano degli umori che la rendono morbida, arrendevole, e la aprono, la penetrano, sempre più in profondità.

Le sento tuffarsi dentro di me alla ricerca del mio umido piacere, poi riemergere per spalmarlo dolcemente sul clitoride e poi tornare nuovamente ad immergersi dentro di me.

La sua bocca abbandona la mia, dopo averla esplorata in ogni suo angolo più recondito, per scendere più giù, lungo il collo e poi il petto, fino a raggiungere il capezzolo.

Sento che succhiandolo lo porta dentro la sua bocca, lo strizza tra la lingua e il palato.

Ricomincia la sua azione coordinata tra bocca e mano. Ad ogni poppata sento il mio capezzolo entrare in profondità nella sua bocca e le sue dita entrare in profondità in quella mia fessura ormai fradicia in modo indecente.

La mia bocca libera dall'assedio della sua può finalmente ricominciare a darmi l'aria di cui ho sempre più bisogno.

Ho perso ogni controllo ormai, respiri e gemiti si inseguono, sento che sto per capitolare.

Il mio corpo si inarca nuovamente, incapace di arginare quel piacere che si è fatto ormai ingestibile.

Il respiro si ferma, un gemito strozzato mi muore in gola. Dopo attimi in cui il piacere mi paralizza finalmente esplodo in un orgasmo che vorrei non finisse mai. Sento il calore che parte dalla vagina, così generosamente irrorata dall'alluvione dei miei umori, e risale tutto il corpo facendomi tremare. L'ondata di piacere mi invade e mi sfinisce, annulla la mia volontà.

Lo intravedo guardarmi e godersi con soddisfazione lo spettacolo di una donna che viene tra le sue dita, sfrontatamente, senza alcun ritegno, incapace del minimo pudore.

Stringo le cosce e mi giro su un fianco, cercando di sottrarre il mio corpo ormai esausto al doppio assalto della sua bocca e della sua mano.

Ultimi attimi di silenzio e poi ancora quelle voci ovattate che provengono dall'appartamento del vicino. Guardo la sveglia sul mobile, indica le 21.43, e io torno alla realtà.

È quasi ora di tornare a casa. Penso a mio marito, da lui non sono ancora le sette ma tra un po' tornerà in albergo e prima di andare a cena mi chiamerà.

Non voglio che si preoccupi.
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